mercoledì 25 febbraio 2009

"Vita e Morte secondo il Vangelo" di Enzo Bianchi


da “La Stampa” del 15 febbraio 2009

"C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare" ammoniva Qohelet, così come «c’è un tempo per nascere e un tempo per morire; un tempo per uccidere e un tempo per guarire...».
Veniamo da settimane in cui questa antica sapienza umana - prima ancora che biblica - è parsa
dimenticata.
Anche tra i pochi che parlavano per invocare il silenzio v’era chi sembrava mosso più che altro dal desiderio di far tacere quanti la pensavano diversamente da lui. Da parte mia confesso che, anche se
il direttore di questo giornale mi ha invitato più volte a scrivere, ho preferito fare silenzio, anzi,
soffrire in silenzio aspettando l’ora in cui fosse forse possibile - ma non è certo - dire una parola
udibile.
Attorno all’agonia lunga 17 anni di una donna, attorno al dramma di una famiglia nella sofferenza,
si è consumato uno scontro incivile, una gazzarra indegna dello stile cristiano: giorno dopo giorno,
nel silenzio abitato dalla mia fede in Dio e dalla mia fedeltà alla terra e all’umanità di cui sono
parte, constatavo una violenza verbale, e a volte addirittura fisica, che strideva con la mia fede
cristiana. Non potevo ascoltare quelle grida - «assassini», «boia», «lasciatela a noi»... - senza
pensare a Gesù che quando gli hanno portato una donna gridando «adultera» ha fatto silenzio a
lungo, per poterle dire a un certo punto: «Donna \ neppure io ti condanno: va’ e non peccare più»;
non riuscivo ad ascoltare quelle urla minacciose senza pensare a Gesù che in croce non urla «ladro,
assassino!» al brigante non pentito, ma in silenzio gli sta accanto, condividendone la condizione di
colpevole e il supplizio. Che senso ha per un cristiano recitare rosari e insultare? O pregare
ostentatamente in piazza con uno stile da manifestazione politica o sindacale?
Ma accanto a queste contraddizioni laceranti, come non soffrire per la strumentalizzazione politica
dell’agonia di questa donna? Una politica che arriva in ritardo nello svolgere il ruolo che le è
proprio - offrire un quadro legislativo adeguato e condiviso per tematiche così sensibili - e che
brutalmente invade lo spazio più intimo e personale al solo fine del potere; una politica che si finge
al servizio di un’etica superiore, l’etica cristiana, e che cerca, con il compiacimento anche di
cattolici, di trasformare il cristianesimo in religione civile. L’abbiamo detto e scritto più volte: se
mai la fede cristiana venisse declinata come religione civile, non solo perderebbe la sua capacità
profetica, ma sarebbe ridotta a cappellania del potente di turno, diverrebbe sale senza più sapore
secondo le parole di Gesù, incapace di stare nel mondo facendo memoria del suo Signore.
È avvenuto quanto più volte avevo intravisto e temuto: lo scontro di civiltà preconizzato da
Huntington non si è consumato come scontro di religioni ma come scontro di etiche, con gli effetti
devastanti di una maggiore divisione e contrapposizione nella polis e, va detto, anche nella Chiesa.
Da questi «giorni cattivi» usciamo più divisi. Da un lato il fondamentalismo religioso che cresce,
dall’altro un nichilismo che rigetta ogni etica condivisa fanno sì che cessi l’ascolto reciproco e la
società sia sempre più segnata dalla barbarie.
Sì, ci sono state anche voci di compassione, ma nel clamore generale sono passate quasi inascoltate.
L’Osservatore Romano ha coraggiosamente chiesto - tramite le parole del suo direttore, il tono e la
frequenza degli interventi - di evitare strumentalizzazioni da ogni parte, di scongiurare lo scontro
ideologico, di richiamare al rispetto della morte stessa. Ma molti mass media in realtà sono apparsi
ostaggio di una battaglia frontale in cui nessuno dei contendenti si è risparmiato mezzi
ingiustificabili dal fine. Eppure, di vita e di morte si trattava, realtà intimamente unite e pertanto
non attribuibili in esclusiva a un campo o all’altro, a una cultura o a un’altra. La morte resta un
enigma per tutti, diviene mistero per i credenti: un evento che non deve essere rimosso, ma che dà
alla nostra vita il suo limite e fornisce le ragioni della responsabilità personale e sociale; un evento
che tutti ci minaccia e tutti ci attende come esito finale della vita e, quindi, parte della vita stessa, un
evento da viversi perciò soprattutto nell’amore: amore per chi resta e accettazione dell’amore che si
riceve. Sì, questa è la sola verità che dovremmo cercare di vivere nella morte e accanto a chi muore,
anche quando questo risulta difficile e faticoso. Infatti la morte non è sempre quella di un uomo o
una donna che, sazi di giorni, si spengono quasi naturalmente come candela, circondati dagli affetti
più cari. No, a volte è «agonia», lotta dolorosa, perfino abbrutente a causa della sofferenza fisica;
oggi è sempre più spesso consegnata alla scienza medica, alla tecnica, alle strutture e ai
macchinari...
Che dire a questo proposito? La vita è un dono e non una preda: nessuno si dà la vita da se stesso né
può conquistarla con la forza. Nello spazio della fede i credenti, accanto alla speranza nella vita in
Dio oltre la morte, hanno la consapevolezza che questo dono viene da Dio: ricevuta da lui, a lui va
ridata con un atto puntuale di obbedienza, cercando, a volte anche a fatica, di ringraziare Dio: «Ti
ringrazio, mio Dio, di avermi creato...». Ma il credente sa che molti cristiani di fronte a
quell’incontro finale con Dio hanno deciso di pronunciare un «sì» che comportava la rinuncia ad
accanirsi per ritardare il momento di quel faccia a faccia temuto e sperato. Quanti monaci, quante
donne e uomini santi, di fronte alla morte hanno chiesto di restare soli e di cibarsi solo dell’eucarestia, quanti hanno recitato il Nunc dimittis, il «lascia andare, o Signore, il tuo servo»
come ultima preghiera nell’attesa dell’incontro con colui che hanno tanto cercato... In anni più
vicini a noi, pensiamo al patriarca Athenagoras I e a papa Giovanni Paolo II: due cristiani, due
vescovi, due capi di Chiese che hanno voluto e saputo spegnersi acconsentendo alla chiamata di
Dio, facendo della morte l’estremo atto di obbedienza nell’amore al loro Signore.
Testimonianze come queste sono il patrimonio prezioso che la Chiesa può offrire anche a chi non
crede, come segno grande di un anticipo della vittoria sull’ultimo nemico del genere umano, la
morte. Voci come queste avremmo voluto che accompagnassero il silenzio di rispetto e
compassione in questi giorni cattivi assordati da un vociare indegno. La Chiesa cattolica e tutte le
Chiese cristiane sono convinte di dover affermare pubblicamente e soprattutto di testimoniare con il vissuto che la vita non può essere tolta o spenta da nessuno e che, dal concepimento alla morte naturale, essa ha un valore che nessun uomo può contraddire o negare; ma i cristiani in questo impegno non devono mai contraddire quello stile che Gesù ha richiesto ai suoi discepoli: uno stile che pur nella fermezza deve mostrare misericordia e compassione senza mai diventare disprezzo e condanna di chi pensa diversamente.
Allora, da una millenaria tradizione di amore per la vita, di accettazione della morte e di fede nella risurrezione possono nascere parole in grado di rispondere agli inediti interrogativi che il progresso delle scienze e delle tecniche mediche pongono al limitare in cui vita e morte si incontrano. Così leriassumeva la lettera pontificale di Paolo VI indirizzata ai medici cattolici nel 1970: «Il carattere sacro della vita è ciò che impedisce al medico di uccidere e che lo obbliga nello stesso tempo a dedicarsi con tutte le risorse della sua arte a lottare contro la morte. Questo non significa tuttavia obbligarlo a utilizzare tutte le tecniche di sopravvivenza che gli offre una scienza instancabilmentecreatrice. In molti casi non sarebbe forse un’inutile tortura imporre la rianimazione vegetativa nellafase terminale di una malattia incurabile? In quel caso, il dovere del medico è piuttosto di impegnarsi ad alleviare la sofferenza, invece di voler prolungare il più a lungo possibile, conqualsiasi mezzo e in qualsiasi condizione, una vita che non è più pienamente umana e che va naturalmente verso il suo epilogo: l’ora ineluttabile e sacra dell’incontro dell’anima con il suo Creatore, attraverso un passaggio doloroso che la rende partecipe della passione di Cristo. Anche inquesto il medico deve rispettare la vita».
Ecco, questo è il contributo che con rispetto e semplicità i cristiani possono offrire a quanti non
condividono la loro fede, affinché la società ritrovi un’etica condivisa e ciascuno possa vivere e
morire nell’amore e nella libertà.

lunedì 23 febbraio 2009

E il filo rosso del PD continua: da Veltroni a Franceschini. Avanti!


Il filo rosso del PD continua. Veltroni dopo un anno e mezzo ha fatto il suo nodo, ieri Franceschini ha iniziato il suo percorso, e il PD tutto insieme con lui.
Il discorso di Veltroni. Il discorso di Franceschini. L’uno più emozionale – naturale che fosse così - l’altro più pragmatico: non è il momento di scaldare gli animi con il pathos, ma di dire “Questa è la via. Siamo tutti d’accordo? Allora seguitemi, incamminiamoci insieme”…senza l’orologio in mano! (come suggerisce Veltroni)

Ieri però sono stata molto colpita da una cosa. Stavo sfogliando Repubblica e avevo ancora in mente il discorso di Veltroni. La parola chiave era ancora “cambiamento”: “cambiare radicalmente il nostro Paese”; “con l’ambizione non di cambiare il governo, ma di cambiare l’Italia”; “un ciclo che cambiasse lo Stato sociale, cambiasse il modo di essere…”.
In terza pagina mi blocco, vedo diverse foto che fanno da cornice ad un articolo sulla leadership: Berlusconi onni-presente stringeva la mano a 7-8 leader della sinistra e centro-sinistra: lui rimane, gli altri cambiano. “Panta rei”…tutto scorre, davanti a lui.
Allora mi sono chiesta “Gli Italiani, nella loro maggioranza, credono e vogliono “il cambiamento” che intendevano Veltroni e il PD…the “CHANGE”, il mantra di Obama ?
Essere “uniti nella diversità” può essere non facile, ma ci si può riuscire, “Abituiamoci all’idea che un grande partito è un luogo di diversità” (Veltroni), “Non chiedete a chi verrà eletto dopo di me, con l’orologio in mano, di ottenere dei risultati” (sempre V.) ed anche questo è possibile, basta essere ragionevoli e un pizzico lungimiranti; bene “avere il coraggio di mettere la vela quando il vento è più basso sapendo che prima o poi se la vela è messa nella giusta posizione arriverà il vento per andare e fare la marcia giusta”, ma la marcia giusta arriva se si “ascolta” con attenzione e partecipazione la società italiana. I cambiamenti non avvengono per caso, in un senso o nell’altro, bisogna costruirli, e ci vogliono pazienza e perseveranza.

La democrazia non ha un prezzo, ha un valore. Per far sì che il PD sia il primo protagonista di questo valore, credo che la strada giusta sia “partire dal territorio” e coinvolgere attivamente gli amministratori locali virtuosi, che non hanno bisogno dello “specchio delle mie brame” per sapere quello che i cittadini reputano importante per la propria vita e soprattutto per un futuro migliore, per sé, per la propria famiglia e per l’Italia. Dobbiamo tutti noi capire il “cambiamento” che vogliamo…di per sé il “change” non è un valore, anche le ronde, possono essere un “fattore di cambiamento”, ma non credo proprio che sia quello il senso che il PD vuol dare a questo concetto.
Capire il cambiamento che vorremmo il PD preannunci con lungimiranza, guidi con energia e pragmatismo, interpreti con unità di intenti. Questo potrebbe già essere un buon inizio, verso quella “nuova stagione” di cui parlava Veltroni all’inizio della sua importante esperienza.

Condivido con tutti voi questo detto africano, particolarmente appropriato al momento che stiamo vivendo:

Il miglior momento per piantare un albero era 20 anni fa; il secondo miglior momento è ora”.

Senza timori. Avanti con il PD.

martedì 3 febbraio 2009

La voce di Massimo D'Alema


Credo sia importante leggere le parole di Massimo D'Alema in riferimento alla costruzione del PD, nella fase delle primarie per Firenze, pertanto ripropongo una delle sue ultime interviste.

«PD, INDIETRO NON SI TORNA MA COSI' NON VA: CI VUOLE PIU' IMPEGNO»

1 Febbraio 2009 intervista di Claudio Sardo - Il Messaggero


ROMA (1° febbraio) - «Dal Partito Democratico non si torna indietro. L’idea che ad un tratto possano di nuovo materializzarsi Ds e Margherita è sciocca e irrealistica. Il problema del Pd non è questo: è il nostro progetto ancora incompiuto. Il problema sono i passi avanti che ci mancano».

Massimo D’Alema torna, dopo la direzione di dicembre, a parlare del Pd, del suo «malessere», della «proposta di governo» e del futuro da costruire.

«Questo - dice - è il momento dello sforzo comune, di raccogliere le forze per affrontare la sfida». L’intervista muove da qui. Anche se D’Alema non tarda a contestare la tesi, cara al vertice del Pd, che le difficoltà dipendano innanzitutto dalla litigiosità interna.

Di cosa soffre allora il Pd?«Costruire un grande partito è prima di ogni altra cosa un’impresa culturale e organizzativa. Il nostro deficit è qui. E non serve cercare spiegazioni di comodo, tanto meno etichettare come dalemiani tutti coloro che dissentono. La pluralità di opinioni tra noi è insopprimibile: va governata con prudenza e responsabilità di tutti».

Cosa intende per impresa culturale e organizzativa?«Che c’è bisogno di grande energia per radicare un partito nuovo, per rimotivare i militanti e per far convivere il loro impegno con forme di partecipazione diretta dei cittadini. E che, accanto al radicamento sociale, l’altra grande questione politica è il radicamento nella storia nazionale, la “giustificazione storica” del Pd. Spero che la prossima Conferenza programmatica ci aiuti a fare quei passi che fin qui sono mancati».

Intanto Bersani s’è fatto avanti come possibile contendente alla leadership di Veltroni. Lei lo sosterrà dopo le europee, quando verrà il tempo del congresso?«Mi pare che Bersani abbia detto correttamente che oggi non ci sono candidature né congressi, ma un lavoro comune per affrontare al meglio europee e amministrative. Poi, è fin troppo banale dire che dopo il voto si discuterà. Siamo un partito, appunto, democratico».

Lei però a dicembre parlò dell’amalgama ancora non riuscito. E più di qualcuno le attribuì il progetto di una nuova sinistra di matrice socialista nel dopo-Pd.«Le mie parole allora furono decontestualizzate e completamente falsate. Stavo replicando alla tesi che il Pd soffriva a causa di correnti verticali e ben strutturate. Mi sembrava una critica tranchant e, per di più, infondata. Ho risposto che l’amalgama ancora non c’è e che non bisogna confondere le correnti con i riflessi, peraltro un po’ confusi, delle appartenenze precedenti».

Resta il problema della rappresentanza politica della sinistra. Problema che non riguarda solo il destino di Ferrero e Vendola. Non le pare che il Pd si stia scoprendo a sinistra, come dimostra il gelo con la Cgil sulla riforma dei contratti?«La migliore tradizione della sinistra italiana è riformista. Senza questa storia, senza questa presenza il Pd verrebbe meno al suo progetto di unire i riformisti. Certo, la sinistra è uno degli affluenti del Pd. Ma il Pd non nasce per cancellarla. Al tempo stesso, è naturale che viva una sinistra fuori dal Pd, senza rivendicazioni di esclusive. E sono anche convinto che quest’area, nel suo complesso, non stia arretrando sul piano dei consensi».

E il rapporto con la Cgil?«Il Pd non deve sempre andare d’accordo con la Cgil. Io stesso ho avuto confronti duri quando ancora c’erano i Ds. Oggi però sono convinto che escludere il maggiore sindacato, non da un contratto di categoria, ma dalla riforma del sistema contrattuale, sia una forzatura e un errore. Sono convinto da molti anni che si debba riformare il modello contrattuale nel senso di accrescere il peso della contrattazione salariale nei luoghi di lavoro. Tuttavia, non mi convincono alcuni punti di merito, innanzitutto perché non mi sembra pienamente garantita per i lavoratori più deboli la difesa del potere d’acquisto del salario rispetto all’inflazione reale. E poi, perché detassare gli aumenti contrattati a livello aziendale e non anche quelli negoziati sul tavolo nazionale? Perché usare il fisco per dare di più a chi ha già di più e togliere a chi ha di meno?»

L’accordo per fissare lo sbarramento al 4% alle europee sembra fatto. D’Alema voterà a favore?«Sono un parlamentare disciplinato che segue sempre le indicazioni del gruppo. Sull’accordo però vanno distinti due aspetti. Nel merito giudico il compromesso accettabile. Le preferenze sono rimaste a garanzia del potere degli elettori. E, anche se continuo a ritenere più giusta la soglia del 3% anziché il 4, prendo atto che il negoziato con Berlusconi non possa offrire di più. Accanto al merito però bisogna anche valutare gli effetti politici. E su questo ho più di una preoccupazione...».

Insomma, sta consigliando a Veltroni di fermarsi e rinunciare alla riforma.«Non ho compiti di direzione politica e rimetto le valutazioni al gruppo dirigente. Domando però se convenga al Pd andare avanti per questa strada. Si rischia non solo di inasprire i rapporti con potenziali alleati alle amministrative, ma anche di suscitare sentimenti di rigetto in parte dell’opinione pubblica che sospetta il prevalere di interessi particolari. Se la decisione sarà di andare avanti, spero almeno che si attenuino alcuni aspetti tecnici dello sbarramento. Ad esempio, è ingiusto negare il rimborso a tutti coloro che non arrivano al 4%. Per il rimborso elettorale si può anche fissare una soglia più bassa. Democrazia è anche partecipare, provare. È giusto disincentivare le liste dello zero virgola. Ma non si può alzare un muro».

Lei ha parlato di potenziali alleati. Le alleanze sono motivo di divergenze strategiche nel Pd. Lei punta sempre su Casini e Vendola come interlocutori privilegiati?«Non si pone così il tema delle alleanze. Gli alleati non si possono reclutare alla maniera della marina britannica di un tempo: una botta in testa e via, arruolati. Non posso allearmi con chi non condivide il medesimo progetto. Il tema per il Pd non è allora quali alleati scegliere. Il tema è come preparare la sfida del governo. Che vuol dire: costruire un programma efficace e una coalizione credibile per realizzarlo. Alle elezioni il Pd era alleato con l’Idv. Non credo che oggi si possa lanciare una sfida di governo credibile riproponendo la coalizione Pd-Idv».

L’accordo sullo sbarramento potrebbe riproporre la tentazione dell’autosufficienza e del bipartitismo.«In Italia non c’è il bipartitismo. Alle ultime elezioni Lega e Idv hanno ottenuto incrementi persino maggiori di Pdl e Pd. Neppure in Europa c’è il bipartitismo, ma un bipolarismo fondato su due forze prevalenti. È questo l’approdo più razionale anche per le riforme. Intanto è bene che il Pd cominci a lavorare sui contenuti e ad aprire il confronto sui temi politici e istituzionali innanzitutto con le forze che oggi si trovano all’opposizione».

Ma Di Pietro è ancora un interlocutore plausibile dopo la reiterata polemica con il Presidente della Repubblica?«Di Pietro si proclama paladino dell’indipendenza della magistratura, ma sempre più si fa rappresentante di singoli magistrati e di singole Procure, talvolta schierate contro altri magistrati e altre Procure. Questo intreccio tra inchieste particolari e lotta politica è inquietante. Vedo che anche nel movimento di Di Pietro si colgono dei malumori per questo e per gli attacchi pretestuose e talora volgari al Capo dello Stato. Spero che Di Pietro si fermi, perché altrimenti diventerebbe impossibile ogni rapporto».

La riforma della giustizia è il terreno di un possibile incontro con il governo?«Dipenderà dalle proposte del governo. Sulle intercettazioni ha fatto bene a non modificare la lista dei reati, ma sbaglia a limitare le capacità investigative dei magistrati. Sarebbe meglio concentrarsi sulla tutela della privacy e sui limiti alle pubblicazioni. Sulla crisi più generale della giustizia il banco di prova riformatore è la rapidità del processo civile, oltre che la riorganizzazione delle circoscrizioni giudiziarie. Passa da qui una riforma nell’interesse dei cittadini. Ma allo stato mi pare che Berlusconi pensi ad altro».

Sergio Caruso: lettera a sostegno della candidatura di Lapo Pistelli


COME FU CHE UN VECCHIO COMUNISTA AGNOSTICO SI RITROVÒ AD APPOGGIARE IL CATTOLICO PISTELLI

Ho conosciuto Lapo Pistelli negli anni ottanta. Per ragioni d’ufficio, in sede di esame. Lui era allora uno studente di Scienze Politiche; io ero un docente di quella Facoltà, poco più giovane di com’è lui oggi. Di lui nulla sapevo, se non che era figlio di Nicola Pistelli, immaturamente scomparso, e che sulle orme del padre militava anche lui nella Democrazia Cristiana. Io per contro stavo allora nel PCI, il vecchio PCI, ed ero molto impegnato nella commissione internazionale del Partito. Per quanta simpatia potessi avere per quel coté democratico-sociale del cattolicesimo fiorentino (dove pure contavo molte conoscenze), mai avrei pensato che un giorno quel ragazzo e io ci saremmo ritrovati sotto le stesse bandiere. Del resto, chi poteva pensare alcunché del genere prima dell’Ottantanove? Per farla breve: il ragazzo era bravo, molto bravo. Gli detti trenta e lode, e credetti di potermi dimenticare di lui…
Invece no, rieccolo! In Consiglio Comunale, alla Camera dei Deputati, al Parlamento europeo, di nuovo alla Camera. Più bravo che mai.
Nel frattempo le carte si andavano sanamente rimescolando. Post-democristiani e post-comunisti (ma non loro soltanto) passavano dal Partito Popolare alla Margherita, dal PDS ai DS. Formazioni naturalmente alleate fra loro: Quercia, Margherita, unite nell’Ulivo. La stagione “vegetale” di un centro-sinistra che cerca luce e vuole crescere, contro un Berlusconi che tentava d’inchiodarci tutti nella “cassa delle libertà”. Poi, finalmente, nasce il PD: la scommessa odierna. Per aggregare forze nuove: al di là di esperienze storiche sicuramente importanti, ma consumate.
Nella fase costituente del Partito Democratico a Firenze, mi ritrovai più volte vicino all’ex sindaco Primicerio, un altro cattolico di provata laicità. Credo che Firenze gli debba tanto: se questa città è finalmente uscita dall’immobilismo per affacciarsi sul XXI secolo, si deve sopra tutto a lui. Fermo restando, ed è giusto riconoscerlo oggi, il merito del sindaco Domenici nel portare avanti con coerenza, e fra mille ostacoli, le cose allora messe in cantiere (insieme con altre volute da lui e dalla Giunta da lui diretta). Dialogare con Primicerio era ed è facile. Perfino per un laicone con me, non alieno da tentazioni anticlericali. Perché Primicerio, per quanto mosso con ogni evidenza da una ispirazione cristiana, mai si sognerebbe di sostenere, in sede politica, che qualcosa è giusto oppure ingiusto perché “così sta scritto” o, peggio, perché “l’ha detto il papa”. Egli sa che, in sede politica, bisogna portare argomenti politici: potenzialmente validi per qualunque cittadino. Così come lo sa Stefano Marmugi, presidente del Quartiere 1 e caro amico, col quale spesso – già nella fase costituente del PD – mi potevo trovare politicamente d’accordo sulle prospettive di fondo. Del resto, devo ammetterlo, una delle persone più “laiche” (per certi aspetti, perfino “anticlericale”) che io abbia mai conosciuto, era non solo cattolico, ma prete: padre Ernesto Balducci. Insomma, voglio dirlo: ritrovarsi nello stesso partito con persone come Primicerio o Marmugi è stato un piacere, non inferiore a quello di ritrovarci tanti vecchi compagni.
Ed eccoci alle primarie. Il fatto che amici stimati guardassero con speranza a Pistelli mi colpì. Volli incontrarlo (nel corso dell’estate, intermediario Marmugi). Mi fece una splendida impressione. Alle qualità native, che già conoscevo, aveva aggiunto, maturando le sue esperienze, una ricchezza di idee e un’ampiezza di prospettive, che – diciamo la verità – non trova l’eguale in nessun altro dei candidati alle primarie. Tutti rispettabili, per carità. A volte anche bravi, ognuno con i suoi meriti. Ma troppo legati a quell’ambito ristretto, un po’ provinciale, che Spadolini chiamava “la Firenzina”…
Non che Firenze sia Londra o Parigi. Chi pensasse che la nostra città è una megalopoli, sarebbe egli stesso un megalomane! Dunque: niente manie di grandezza. Le quali, paradossalmente, non son altro che l’immagine speculare della “Firenzina”: una Firenzina immersa nella contemplazione immobile di se stessa quale centro dell’universo mondo! Tuttavia, se vogliamo che Firenze, quella vera, almeno resti una “capitale della cultura europea”, e che “cultura” non sia solo Rinascimento, allora abbiamo bisogno di una mentalità diversa, di un respiro europeo. Come dire: manie di grandezza no, ma pensare in grande sì: E questa duplice sensibilità, che tiene conto dei vincoli senza rinunciare al progetto, mi pare che Lapo Pistelli ce l’abbia.
Più volte ormai l’ho sentito parlare, in pubblico e in privato. E un altro merito gli ho dovuto riconoscere. E’ l’unico fra i candidati che abbia preso sul serio il PD come progetto politico che impegna il futuro, al di là delle vecchie appartenenze. Conclusa la fase “vegetale” dell’Ulivo, Pistelli mi sembra credere davvero negli “spiriti animali” del Partito Democratico, nelle potenzialità di un partito democratico di massa.
Allora, mi sono detto: perché no? Perché non sostenere fino in fondo quel candidato che in coscienza mi appare “quello meglio”? E poi: quella stessa laicità che (giustamente) esigo dagli altri, se ha da valere per tutti non vale forse anche per me stesso?

Ecco come fu che che un vecchio comunista agnostico si ritrovò ad appoggiare Lapo Pistelli.

Sergio Caruso

venerdì 30 gennaio 2009

Lapo Pistelli: lunedì 2 febbraio ore 18:00 incontra i Circoli 1 e 2


LAPO PISTELLI
Candidato alle Primarie per il Sindaco di Firenze

incontra i Circoli PD 1 e 2

LUNEDI' 2 FEBBRAIO
ore 18:00-19:00

via Faenza, 41
Chiesa sconsacrata di San Jacopo in Campo Corbolini


Lapo, punto e a capo...ambiente, qualità del vivere, l'Arno, creatività, Firenze punto di riferimento nel mondo...il traffico per l'appunto! e molto altro ancora

DRITTI AL PUNTO e... puntuali!

sabato 17 gennaio 2009

Incontro con il Sindaco Leonardo Domenici

Tranne cambio di programma il Circolo 2 Pd si incontrerà con il Sindaco Leonardo Domenici in Piazza della Madonna della Neve - le ex Murate - il giorno 23 Gennaio 2009 alle 17.
Seguirà comunicato Posta.

venerdì 26 dicembre 2008

Martedì 30 Dicembre 2008 in Via Venezia

AUGURI, TANTISSIMI AUGURI A TUTTI


……E PER FARSI ANCHE UN ABBRACCIO
PER IL PROSSIMO ANNO CI VEDIAMO

Martedì 30 Dicembre 2008
ore 18.00 in Via Venezia

Ordine del Giorno:
BACI, ABBRACCI E BRINDISI,
VARIE E EVENTUALI!!!

Per fare un punto sul tesseramento,
sul programma e incontri con i candidati delle primarie.

La coordinatrice del Circolo 2 PD ‘S.Croce-Ciompi’
Oriella Ferrini - cell. 3393737454

mercoledì 24 dicembre 2008

Incontro Circolo 29 dicembre 2008


Il Circolo 2 PD ‘S.Croce-Ciompi’ si ritrova dal trippaio
al Porcellino delle Logge del Mercato Vecchio a Firenze
lunedì 29 Dicembre 2008 – ore 14

per scambiarsi gli Auguri di Buon Anno

con un buon Lampredotto e un bicchiere di Chianti Classico

Ti aspettiamo.

martedì 16 dicembre 2008

LETTERA APERTA DI VITTORIA FRANCO – RESPONSABILE PER LE PARI OPPORTUNITA’ DEL GOVERNO OMBRA – AL MINISTRO BRUNETTA.


Oriella Pieracci ci segnala la seguente lettera:


LETTERA APERTA DI VITTORIA FRANCO
AL MINISTRO BRUNETTA.
Caro Ministro Brunetta,
sono d’accordo con lei quando dice che molti vogliono le donne “angeli del focolare”, tutte cura e famiglia. Per la verità, è soprattutto la destra che storicamente fa di un welfare centrato sulla famiglia e sulla donna il suo punto identitario. Ho sentito più volte negli ultimi tempi anche autorevoli ministri del Governo di cui Lei fa parte sostenere il motto: “Dio, Patria, Famiglia”. Lei capisce che con questa idea è difficile perseguire politiche di pari opportunità.Allora, avendo apprezzato le sue dichiarazioni, Le lancio una proposta di alleanza o, se vuole, una sfida, tutta politica, tutta a favore delle donne: noi del PD sosteniamo le sue proposte sulla equiparazione dell’età pensionabile e Lei sostiene il nostro progetto (AS 784) che prevede misure per promuovere l’occupazione femminile e favorire la conciliazione fra lavoro, maternità e carriera. Perché è proprio qui il problema, nella maternità che è ancora un ostacolo all’accesso al mercato del lavoro, alla carriera e alla realizzazione delle donne in un lavoro gratificante. Le donne oggi sono più istruite, ma più povere e più precarie degli uomini. Per le donne laureate il differenziale salariale può arrivare anche al 25% in meno. Mentre gli uomini laureati sono quasi tutti occupati, le colleghe donne lo sono per il 70% circa. Il livello di occupazione femminile al Sud è intorno al 31%. Lì le donne addirittura rinunciano a iscriversi nelle liste di collocamento perché disperano di trovare un’occupazione. Ma quelle stesse donne inattive rinunciano anche a fare figli, perché il futuro della coppia e della famiglia è più incerto. Una donna su cinque è costretta a lasciare il posto di lavoro quando nasce il primo figlio e difficilmente riesce a rientrare nel mercato del lavoro. Il tempo dedicato alla cura da una donna che lavora ammonta mediamente a quattro ore e 20 minuti al giorno, mentre gli uomini ne sono pressoché esonerati: poco più di un’ora. Vogliamo partire da questi dati ministro Brunetta? Vogliamo partire dai servizi educativi e alla persona? Lei sa bene che gli asili nido coprono poco più del 10% della popolazione infantile, che al centro nord superano in alcune aree l’obiettivo di Lisbona, ma al Sud non arrivano al 2%. I provvedimenti economici di Tremonti finora hanno ignorato del tutto questi problemi: non un euro previsto né per promuovere politiche attive del lavoro femminile né per proseguire nel piano per gli asili nido avviato da Prodi. Tutti sanno che la crisi peserà soprattutto sulle spalle delle donne, che saranno le prime a perdere il lavoro.Va benissimo l’idea di investire i risparmi realizzati con l’equiparazione dell’età pensionabile nella creazione di servizi che garantiscano reali pari opportunità, ma – come ognuno può vedere dai dati – la situazione è talmente drammatica che qualche spicciolo risparmiato sulla Pubblica Amministrazione è ben lungi dall’essere sufficiente anche solo per partire. Ci dia qualche segnale che ci consenta di avere fiducia e per non pensare che questo Governo voglia di nuovo intrappolare le donne in una ulteriore discriminazione: più povere, più oberate di cura e pure in pensione più tardi degli uomini.
Cordialmente.Vittoria Franco

Senatrice Vittoria Franco - Ministro Pari Opportunità del Governo Ombra


mercoledì 10 dicembre 2008

Oriella Ferrini ci scrive.

MAH!.....

Non so mai quando cominciare a fare una riflessione su quanto accade nel partito perché i fatti si susseguono in maniera continua.

Anche la lettura che ognuno di noi da degli accadimenti cambia a seconda del punto di vista , persone, compagni ed amici che hanno partecipato alla stessa assemblea ne danno taglio e lettura diversa, merito della grande amalgama a cui tutti tendiamo e in cui siamo coinvolti.
Il grido di dolore che si alza per una forte moralizzazione e della ricerca della Politica che risolva quello che sta accadendo, per ora produce un grande sfogatoio di aspettative che ognuno ripone nel partito.
La bontà delle critiche e la tensione che le genera dimostra comunque una grande vitalità.
Le due serate della assemblea cittadina ha mostrato sentimenti veri che a volte sono celati dietro alle appartenenze ed alle convenienze.
Nel nostro circolo gli schieramenti sono tutti rappresentati ed anche il “non schierarsi” è presente.
La macchina ideale ed organizzativa delle primarie è innescata ed a poco vale lo stand by a cui siamo tutti richiamati, forse dimostra il forte attaccamento ad uno strumento nuovo che affascina tutti, le primarie consentono di misurarsi con la gente nel bene e nel male.
Noi non abbiamo sede e ci penalizza molto, come se nella nostra territorialità dovessimo aspettare di essere visitati, forse ripetiamo quello che nei vertici della nostra dirigenza sta accadendo, sembra di subire le iniziative delle primarie invece di proporle e vagliarle.
Mozioni e raccolta di firme credo siano fuori luogo, il soggetto attuale è la tenuta del partito democratico in una unità e coesione di tutte le appartenenze e origini.
Critiche feroci, accanimenti e discredito personale sono facilissimi mai come ora, le caratteristiche personali dei candidati sono attaccabili, voci che riportano lo “sgomento” la “credibilità” ed altri segnali di disfatta sono riportati ad ogni incontro ma quanto seguito hanno nessuno lo sa.
I numeri contano, il carattere di questa città è mutato, come si dice non contiamo più sul voto ideologico, ma la necessità di opporsi alla destra si.
Il nostro tesseramento sta andando bene, chi ci avvicina parla di altro, crisi economica, impoverimento e scuola a cui solo noi possiamo rispondere.

Ultime novità:
-il gesto del nostro sindaco a cui ho mandato sms solidale a nome del circolo
-ricerca di coalizione e quindi nuovi numeri, previsti nel regolamento, per la presentazione dei candidati e nuova conta di firme.

Oggi incontro a Roma dei nostri vertici.
Tutto in divenire.
Intanto incontri pubblici e privati a cui direi ad ognuno di partecipare per le proprie curiosità interessi e convinzioni, possono essere motivo di arricchimento per tutti e chi ne ha voglia ne riporti nota che potremo diffondere nel nostro circolo.

Tanti abbracci a tutti
Oriella Ferrini

martedì 9 dicembre 2008

Achille Occhetto “Per avere più potere hanno preferito Craxi a Berlinguer

Riccardo Barenghi intervista l’ultimo segretario del Pci. La Stampa, 8 dicembre 2008

Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Pci, guarda da lontano, e con un certo dispiacere, le vicende che attanagliano il Partito Democratico. Partito in cui non è mai entrato: «Io pensavo a un superamento del comunismo da sinistra, con una visione alternativa al sistema e soprattutto mettendo al centro della propria cultura politica la questione morale». Invece che cosa è successo ? «Prima voglio dire che non possiamo mettere sullo stesso piano la questione morale che riguarda il centrodestra con questa di cui parliamo in questi giorni. La prima è strutturale, tanto che la incarna Berlusconi. La seconda io la definisco una deviazione, seria e preoccupante, ma comunque una deviazione. Che rivela però un’errata concezione della politica e della funzione dei partiti». Sarà anche una deviazione, però dura ormai da parecchio tempo: non è mica la prima volta che la sinistra si trova in queste situazioni. «Ricordo perfettamente che nei primi anni Novanta, quando un nostro dirigente milanese venne inquisito per tangenti, io tornai alla Bolognina e chiesi scusa al partito. Non solo: misi in discussione radicalmente il modo di essere dei partiti, il modo di fare politica, dissi che dovevamo fare un passo indietro rispetto alla gestione dell’economia, uscire dai Consigli di amministrazione, dalle stesse Cooperative...». E non le diedero retta? «Manco per sogno, ci fu una rivolta della Toscana e dell’Emilia. Rivolta che fu immediatamente utilizzata anche al centro, a Roma, per farmi la guerra». Indovino: D’Alema? «Indovinato». Quindi che strada presero il Pds, poi i Ds e oggi il Partito democratico? «La strada indicata e seguita da Craxi. Ho visto in questi anni autorevoli dirigenti spiegare che tra Berlinguer e Craxi aveva ragione l’ex leader socialista». Si riferisce a Piero Fassino? «Anche ma non solo, è stato un vezzo generale che ha riguardato quasi tutto il gruppo dirigente. Come diceva il vecchio Napoleone Colajanni, il repubblicano e garibaldino dell’Ottocento, "il pesce puzza dalla testa"». Sta dicendo che anche Veltroni e gli altri sono coinvolti? «Ma neanche per sogno, non lo dico perché non lo penso. Vedo che per ora il problema è in periferia, mele marce, cacicchi o come si chiamano adesso, che comunque per me fino a sentenza definitiva sono tutti innocenti. Io parlo di una questione culturale, di una visione della politica» Cosa intende dire? «L’aver capovolto le idee di Berlinguer sulle mani pulite, l’aver scelto di stare sul mercato anche come partiti, l’aver cercato di comprare una banca, l’aver tifato per questa o quella cordata di finanzieri... tutto questo ha cambiato la natura del centrosintra. Poi è evidente che, scendendo "pe li rami", in provincia troviamo il familismo, le commistioni, le cene tra compagni di merendine fatte tra amministratori e costruttori». Ma perché è stata scelta questa linea, perché Craxi e non Berlinguer? «Perché si sono lasciati trasportare dall’ansia di legittimazione, il bisogno insopprimibile di entrare nel salotto buono. Che poi, come si vede, tanto buono non è. Ci sarebbe stato bisogno di un codice morale come ha fatto Zapatero, in cui si riafferma che la politica deve stare su un altro piano rispetto agli affari, a prescindere dalla magistratura. Un Codice di autoregoamentazione insomma». Se la sente a questo punto di dare un consiglio al segretario Veltroni? «Certo, ricominciare da quel riformismo colto di Gobetti e Salvemini: la riforma della politica come questione morale. Passando ovviamente per una severa e profonda autocritica. Un processo che andrebbe fatto pubblicamente, coinvolgendo più gente possibile, con un atto nobile, una Convenzione, forse anche un Congresso». Occhetto è stato l'ultimo segretario del Partito Comunista Italiano (dal 1988) e il primo segretario del Partito Democratico della Sinistra (fino al 1994); è stato co-fondatore e vicepresidente del Partito del Socialismo Europeo nel 1990, deputato e presidente della Commissione Affari esteri della Camera (dal 1996 al 2001); membro del Consiglio d'Europa dal 2002 al 2006. Alle elezioni politiche del 1994 venne indicato come leader della coalizione di sinistra, ma la vittoria del centrodestra guidato da Berlusconi lo spinse a lasciare la segreteria del partito.

domenica 7 dicembre 2008

da IDV : L'allievo supera il maestro

Asfissiante come un tormentone stantio, si riaffaccia ogni tanto sulla scena Licio Gelli. Indugia nel ricordo di quando tutti i vertici delle forze armate e dell’ordine erano affiliati alla sua Loggia P2 e lui stesso faceva il burattinaio della politica italiana. Rimpiange di non aver portato a termine il suo compito e si compiace che lo faccia ora Berlusconi, cui semmai rimprovera scarsa determinazione. Come dobbiamo pesare le sue parole? Certo il suo potere di ricatto su molti potenti deve essere ancora efficace. Non sappiamo a quanti soggetti parli, né quanto stringente sia il suo richiamo. Chi ne è toccato lo saprà.Ma, dopo decenni di maneggi oscuri e coperti, il suo rappresentarsi come pioniere della nuova destra è ormai più stucchevole che temibile. Ed è addirittura fonte di equivoci interpretativi l’insistenza dell’opinione pubblica di centrosinistra a fargli il credito di una potenza in realtà ormai svanita.L’anziano esponente della politica deviata fa l’elogio del fascismo ma non è più fonte di imbarazzo primario: Ciarrapico lo fa direttamente dal Senato e se ne vanta. Rammenta l’iniziazione con la spada e i guanti bianchi di Berlusconi nella sua Loggia P2 ma conferma solo un passo che il titolare della tessera 1816 ha cercato invano di far dimenticare. Perfido è il suo accenno affettuoso alla serietà del giovane Cicchitto ma, giunto al punto dov’è, l’interessato sarà ormai capace di vergognarsi meno della sua affiliazione alla loggia coperta (tessera 2223) che non del suo ruolo di promessa della corrente socialista lombardiana. Ed è vero che il centrodestra dovrebbe pagargli il copyright del suo programma, ma che ne sappiamo che non l’abbia già fatto? Alla fine occorre chiedersi che cosa Gelli potrà mai prevedere o minacciare che non sia già avvenuto. I mezzi di comunicazione pubblici sono sotto il controllo del possessore dei mezzi di comunicazione privati (l’esistenza di Sky è l’unico limite al monopolio ma non trasmette in chiaro). Il possessore-controllore è al vertice del potere politico. Da lì esercita uno sfacciato uso privatistico dello stato e non gli basta. Vuole addomesticare i sindacati (antico sogno padronale mai svanito) e non gli mancano i mezzi per incrinare il loro fronte. Ma soprattutto progetta e realizza un piano di riduzione del Parlamento a strumento docile di trasmissione e attuazione della volontà governativa. Esercita la dittatura della maggioranza sulle assemblee elettive e costruisce la dittatura del governo sulla maggioranza. Immagina per sé il coronamento definitivo con l’ascesa al Quirinale.Basta per capire che Berlusconi è infinitamente più pericoloso di quanto sia mai stato Licio Gelli? E che ormai non sono più da tempo la sua affiliazione alla P2 e l’affinità col suo programma la macchia sulla sua figura? Insomma è l’anomalia italiana il problema e non il fatto che questa sia stata tenuta a battesimo da Gelli. E qualsiasi cosa abbia fatto questi per incoraggiarla e favorirla non basta a dargli la primazia su di essa. Gelli ormai potrebbe benissimo non essere nemmeno esistito, ma l’anomalia italiana non solo esiste ma ha inquinato alla radice la democrazia e la repubblica. E’ più grave che Gelli abbia potuto immaginare di condizionare o fare eleggere presidenti del consiglio e della repubblica, o che Berlusconi abbia fatto già tre volte il presidente del consiglio e cerchi di diventare presidente della repubblica?La classe dirigente di centrosinistra ha indugiato spesso alla retorica sull’appartenenza di Berlusconi alla P2: come se quello fosse il suo difetto principale. Come se un Berlusconi senza P2 fosse un soggetto normale in una democrazia normale. Ma la retorica era solo fumo negli occhi della sua gente. Infatti quella classe dirigente non si è mai fatta scrupolo di intrattenere con lui rapporti compromettenti e sempre autolesionisti per l’intero centrosinistra. Ha dato una mano decisiva a risollevarlo tutte le volte che è stato davvero in difficoltà. I suoi leaders ci si sono scottati; D’Alema con la Bicamerale del 1996, Veltroni nel 2007-2008 con l’attribuzione a Berlusconi del ruolo di interlocutore unico.Entrambi hanno sperimentato quale sia il valore della sua riconoscenza. Ma non è affatto detto che abbiano imparato la lezione.

sabato 29 novembre 2008

Berlusconi chiede collaborazione all'opposizione

Fino all'altro giorno:
- l'opposizione e' gente.
- noi andiamo a diritto per la nostra strada, i numeri li abbiamo.
- la finanziaria non si tocca, anzi è bene averla anticipata.
...offese a Veltroni e Di Pietro....come sintesi.

Oggi Berlusconi chiede collaborazione all'opposizione, ora che la 'torta' è bruciata, vuole imitare 'l'abbronzato'.....peccato che non è più sulle navi a fare il canterino ballerino suonatore.

Naturalmente sarà colpa dell'opposizione se le sue bugie e incapacità non daranno risultati.

Oggi ho rivisto in televisione Razzanelli che ancora ha il coraggio di dire che la maggioranza dei fiorentini, come da referendum, sono contrari alla tramvia....essere disonesti politicamente fino in fondo è il suo mestiere (?) .....avesse almeno raggiunto il 50% dei votanti fiorentini ci sarebbe da ragionare, ma neanche quello.....vuol dire che oltre la metà dei fiorentini non si sono espressi sulla tramvia, quindi lui non rappresenta la maggioranza dei fiorentini.....quindi ha fatto sperperare soldi pubblici.
E' sempre la solita storia, tentar di ragionare con il Pdl è perdita di tempo! hanno voglia di litigare, perchè se fanno piazzate hanno qualcosa da dire, nel senso hanno motivo di alzare la voce....una piazzata.
Finora non ho letto proposte per Firenze dal PdL, tranne le critiche vuote al governo della città.

Non sapevo che esistesse tanto vuoto intorno....

sabato 22 novembre 2008

Renato Brunetta : il primo fannullone

L'On. Francesco Barbato (IDV) e la definizione di 'fannulloni' del Min. Renato Brunetta .....
...renato, renato, renato, così carino e così educato...renato, renato, renato....

http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/articoli/economia/brunetta_il_primo_fannullone_1.php

venerdì 21 novembre 2008

la posta del circolo da questa settimana sarà curata da

Bruno la mela
referente responsabile rassegna stampa -
informazione notizie e curiosità dal mondo

coordinatrice circolo 2 santa croce-ciompi Oriella Ferrini


martedì 18 novembre 2008

TESSERAMENTO SABATO PROSSIMO 22 NOVEMBRE BANCHINO IN SANT AMBROGIO

si concentra nel prossimo fine settimana il
tesseramento 2008- 2009 al Partito Democratico

Piazza Sant’ Ambrogio angolo via Verrocchio

sabato 22 novembre dalle h.10,00 alle 12,00

“Si tratta di un atto fondamentale per tutti coloro che hanno aderito al progetto del Partito Democratico e per coloro che intendono condividere questa esperienza anche sul territorio”

Aderire al partito oggi più che mai, significa essere parte attiva di questo progetto sia politico che elettorale, per concretizzare il nostro impegno oggi a Firenze in vista delle elezioni amministrative domani per governare il Paese: per cambiarlo, renderlo più giusto, più solidale e più moderno.
Il tesseramento è un momento importante per confermare l’impegno di ogni cittadino alla vita politica.
Per questo invitiamo
quanti più cittadini a prender parte attiva nella nostra organizzazione e soprattutto contribuire in maniera determinante con le proprie capacità organizzative e politiche.

domenica 9 novembre 2008

Considerazioni sul programma per Firenze

Ho l’impressione che le candidature per il prossimo Sindaco della città di Firenze si siano un po’ troppo soffermate sulla città stessa dando una minore importanza, invece dovuta, alla discussione sulla proposta ed esigenza di Città metropolitana. Il futuro di Firenze sta non solo nelle politiche territoriali di area vasta metropolitana bensì nell’attuazione compiuta del Capo III del T.U.E.L attraverso l’istituzione e l’ordinamento di ‘Città metropolitana’.

In data 8 febbraio 2008 a Firenze si è svolto un importante convegno dal titolo ‘Quale governo per l’Area Firenze-Prato-Pistoia ?’ durante il quale sono state presentate le esperienze e le soluzioni di governance adottate da città quali Trento, La Spezia, Bari, Londra e Lille, per poi seguire con la presentazione dell’approvazione (DGR n. 530 del 17 luglio 2007) del P.A.S.L. (strumento previsto dalla L.R. n.49/99 ‘Norme in materia di programmazione regionale) di area vasta metropolitana delle Provincie e Comuni dell’area metropolitana di Firenze-Prato-Pistoia-Circondario Empolese Valdelsa e le relative 32 schede corrispondenti a progetti in corso di svolgimento o da attuare; il tema ritornerà ad essere oggetto di discussione il 30 ottobre 2008 a Calenzano dove si svolgerà il Seminario ‘Lo stato dell’arte del PASL di area vasta Firenze-Prato-Pistoia’, quindi di attuale interesse.

La Regione Toscana, quale Ente, credo che si possa definire Regione Europea per eccellenza, nel quadro nazionale, perché attenta al recepimento e all’attuazione delle politiche europee attraverso i veri programmi per cui non solo riceve fondi economici, ma li distribuisce con risultati direi fra il buono e l’eccellente in vari settori e, grazie anche a ciò, Firenze con il suo circondario non rappresenta più la Toscana dell’arte, della cultura e del turismo - senza per questo non averne perso il primato - bensì anche un’area vasta fortemente urbanizzata con tutte le problematiche di vita legate alla mobilità, al lavoro e al tempo libero dei cittadini (che negli ultimi anni hanno visto l’accentuarsi della presenza di nuove cittadinanze provenienti da altri paesi della CE e da altri continenti, con i quali sono sorti problemi di integrazione civile e nuove economie produttive) per i quali e con gli stessi il PD cerca risposte e soluzioni con gli strumenti della ‘partecipazione’ in attuazione del principio della sussidiarietà, ritenendola una buona politica.

Firenze è interessata:
- da importanti progetti territoriali infrastrutturali finalizzati allo spostamento con mezzi di trasporto pubblici attraverso la realizzazione della tramvia e l’integrazione con la ferrovia - quindi la disenticivazione del trasporto privato – non solo per il rispetto dell’ambiente ma per una nuova qualità della vita, anche se il tema tramvia ha assorbito troppe energie e relative polemiche, come pure importanti saranno la realizzazione del sottopasso di attraversamento ferroviario e indirettamente il prossimo avvio annunciato dal Ministro Matteoli dell’apertura dei cantieri del ‘Corridoio tirrenico’.
- da una nuova visione per le politiche del territorio e a nuovi strumenti d’attuazione: il Regolamento urbanistico, il Piano paesaggistico, il Piano energetico provinciale (con tutte le problematiche legate all’inserimento di fonti rinnovabili su una realtà costruita storica e tutelata) e il Piano Casa, nominando i principali; tutto questo coinvolgerà la città e i primi protagonisti: i cittadini residenti e tutti coloro che la fruiscono per svariati motivi di studio, lavoro, cultura e tempo libero.

La città ha dimostrato di essere altamente civile permettendosi di rifiutare la presenza dell’Esercito per strada, dimostrando di non averne bisogno, e questo ha rappresentato un’offesa per le destre che la vorrebbero ‘conquistare’ senza un progetto o un’idea finora emersa tranne quella di farne un territorio di scontro che mal si combina con i cittadini che hanno altre esigenze quali il rapporto vicino e semplificato con le istituzioni di Governo locale, ma questo è in tutte le realtà di città di determinate dimensioni; per questo punto e indico la soluzione per le trasformazioni ‘territoriali’ avvenute e in atto nella ‘Città metropolitana’ per una semplificazione amministrativa, per l’attuazione della sussidiarietà, per una maggiore vicinanza di partecipazione per le ‘scelte pubbliche’ e in previsione anche della riforma del ‘federalismo fiscale’.

Auspico l’inserimento nello ‘Statuto della Città metropolitana’ (andrebbe inserito anche eventualmente in quello del Comune) di dichiarazione di Città o Comune antifascista con emanazione di regolamento disincentivante manifestazioni pubbliche singole o di gruppi nostalgici, non ne abbiamo bisogno e distolgono l’attenzione dalle cose importanti, e concludo indicando anche l’applicazione dell’art. 3 p.8) e p.9) dello Statuto, per dare spazio al ‘rinnovamento’ vedendo una donna eletta a Sindaco.

Auguri al PD.

Arch. Bruno La Mela

mercoledì 5 novembre 2008

RED la nuova TV

Il 4 novembre debutta RED
Debutta RED, la nuova televisione satellitare (canale 890 di Sky e in streaming sul sito) nata dalla collaborazione tra Nessuno Tv e la Fondazione Italianieuropei.

RED (canale 890 di Sky)
http://www.redtv.it

IL PROGRAMMA QUADRO che sottoscriranno i candidati Sindaci alle primarie ne parleremo martedì 11 novembre alle 18 in via venezia

Firenze ci sta a cuore - Il programma quadro del PD

Discutiamone insieme:

Noi del Circolo 2 siamo tutti invitati in via Venezia l' 11 novembre alle h.18,00

poi alla conferenza programmatica il 14 novembre (in attesa del luogo e dell'ora mettiamo in agenda la data)

due documenti da valutare con attenzione: Uno contiene il programma quadro (la cornice programmatica) che dovrà essere sottoscritta dai candidati alle primarie e che sarà formalmente approvato nel corso della conferenza programmatica cittadina del 14 novembre di cui riceverete comunicazione.

L'altro contiene alcune proposte sulla città metropolitana che dovranno essere inserite nel programma quadro del pd metropolitano (la relativa conferenza programmatica è prevista per il 12 p.v

Si tratta - come più volte abbiamo detto - di una cornice e non di un programma omnicomprensivo con la quale iniziamo il percorso programmatico che ci porterà a definire insieme al nostro candidato Sindaco il programma di mandato da presentare alle prossime elezioni amministrative

domenica 2 novembre 2008

Norme antifasciste per lo Statuto Comunale


Ultimamente vedo nascere proposte di regolamentazioni comunali tese a reprimere il fenomeno della prostituzione, mi sto riferendo alle previsioni di multe verso chiunque si fermi con l’automobile a parlare con le ‘donzelle’ e ‘signorelli’ e mi domando:
- a quale titolo ci si può sentire autorizzati a multare una persona perché si ferma a parlare con chi non sta commettendo reato?
Non è che sia a favore della prostituzione tanto più svolta come mestiere lungo le strade (so bene che si creano degli inconvenienti alla tranquillità della vita persone) e per questo propongo la riapertura delle ‘case chiuse’ dove chiunque (donne e uomini) potrebbero svolgere il loro mestiere, sottoposti a visite mediche e con obbligo di pagamento delle tasse e tributi pensionistici.
Invece propongo di poter inserire nello ‘Statuto del Comune’, quale normazione secondaria rispetto alla legge, in attuazione dell’art. 119 della Costituzione e nel rispetto dell’art. XII delle ‘Disposizioni transitorie e finali’ della Costituzione, indicazioni antifasciste per poter permettere al Consiglio Comunale di regolamentare il divieto sanzionabile per qualunque indicazione e situazione ‘gestuale e scritta’ che possa far riferimento all’apologia del fascismo (che sappiamo bene è stato depenalizzato come reato, e sappiamo anche da chi e perché), credo che in Toscana si possa fare:
- vietato fare il ‘saluto romano’,
- vietato inneggiare il Duce,
- vietato vendere ‘souvenir’ e ‘prodotti’ con immagini del Duce e di simboli fascisti,
- vietato fare riunioni di persone sotto simboli inneggianti il fascismo anche indirettamente, in luoghi all'aperto e in locali al chiuso,
- controllo e chiusura territoriale dei siti informatici che contengano riferimenti a favore del fascismo e nazismo,
- ecc…ecc…
Naturalmente nel rispetto del D.Lgs. 42/2004 - 'Codice dei beniculturali e del paesaggio'.

Furio Colombo ci racconta oggi sull’Unità una realtà e una storia ‘ignobile’ che interessa il Comune di Chiari (BS) il cui Sindaco è un Avvocato e Senatore Leghista; la città di Colonia è stata un esempio per tutta l’Europa.

Chiudo invitando chiunque a visitare il sito di ‘Azione Giovani’ (PdL) di Pisa http://agpisa.interfree.it/ per scoprire che alla sezione ‘Documenti’, in homepage, risultano due documenti inneggianti la figura di Mussolini e la Dottrina Fascista; tutto regolare e le tristi cronache di questi giorni ce lo confermano.