domenica 27 luglio 2008

Appello di aiuto per Renzo Bossi

Popolo del PD aiutiamo questo ragazzo bocciato 'ingiustamente' due volte agli esami di maturità come privatista e tenuti in una scuola privata con una commissione di professori del Nord.
Non è un ragazzo qualunque, si chiama Renzo Bossi, è il figlio del Ministro Umberto Bossi.
Aiutiamolo noi! suo padre non può, sembra incapace nel ruolo.

per firmare l'appello linkare su http://www.firmiamo.it/promuovetelo

Statuto della petizione

http://www.collegiobentivoglio.it/

Data la recente proposta di Umberto Bossi di riformare la Pubblica Istruzione a seguito della seconda bocciatura consecutiva del figlio Renzo all'esame di maturità, Noi, firmatari del presente statuto, supplichiamo il Preside del Liceo "Bentivoglio" di Tradate di promuovere Renzo Bossi e di scongiurare il declino culturale delle future generazioni annunciato nelle parole del Ministro Delle Riforme e che riportiamo qui sotto:

Da Corriere.it:«Dopo il federalismo bisogna passare anche alla riforma della scuola. Non possiamo più lasciare martoriare i nostri figli da gente che non viene dal Nord. Il problema della scuola è molto sentito perchè tocca tutte le famiglie» ha aggiunto Bossi . «La Padania ormai è nel cuore di tutti. Noi ai bambini la insegnamo fin da quando nascono, insegnamo loro che non siamo schiavi e non lo siamo mai stati», sottolinea il Senatur spiegando che sul fronte della scuola «tutto quello che dico è la verità. Un nostro ragazzo (suo figlio Renzo ndr) è stato "bastonato" agli esami perchè aveva portato una tesina su Carlo Cattaneo». Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha chiamato sul palco la parlamentare leghista Paola Goisis, della commissione Cultura della Camera, che sul fronte della scuola ha rilanciato: «Gli studenti italiani sanno tutti i sette re di Roma ma non sanno neppure un nome di un doge della Repubblica Serenissima». «Dopo trent'anni di scuola di sinistra, di esami di sinistra, di professori di sinistra, di presidi di sinistra -ha stigmatizzato la parlamentare del Carroccio- i nostri ragazzi sono disorientati. I nostri studenti hanno bisogno di essere guidati da uno come Umberto Bossi. E non è possibile che vengano professori da ogni parte a togliere il lavoro agli insegnanti del Nord. Loro vogliono sentir parlare solo di Pirandello e Sciascia e non di un federalista come Carlo Cattaneo».

http://www.corriere.it/politica/08_luglio_20/bossi_lega_dialogo_a29d8d36-5644-11dd-a206-00144f02aabc.shtml





2 commenti:

bruno la mela ha detto...

Le parole più recenti dell'Umberto, padre di Renzo (il nominato successore per la guida della Lega).

PER IL LEADER DELLA LEGA «L'ITALIA é BARBAROSSA»
Bossi: «Io il nuovo Alberto da Giussano»
Nuovo affondo del Senatùr: «Lo Stato centralista è Federico I. La libertà si conquista con la forza»


La statua di Alberto da Giussano a Legnano
Ancora immagini forti da Umberto Bossi. «Il Barbarossa oggi non è una persona ma è uno Stato: l'Italia centralista. E il nuovo Alberto da Giussano sono io», dice il ministro segretario della Lega, parlando dell’inizio delle riprese di «Barbarossa»: kolossal storico prodotto da Raifiction ispirato alle vicende di Alberto da Giussano, il condottiero che, alla guida dell’esercito della Lega Lombarda, sconfisse nel 1176 l’imperatore Federico I di Svevia a Legnano.

FICTION - Il valore attuale di una storia come quella che racconta la fiction «Barbarossa» -dice Bossi a Sorrisi e Canzoni tv - è quello della libertà. E la libertà oggi se è necessario la si conquista anche con la forza. Meglio morire che vivere come schiavi». Il leader leghista suggerisce poi altre figure della storia lombarda che meriterebbero di essere raccontate sullo schermo: «Bisognerebbe portare in tv la storia di San Carlo Borromeo, e quella del Medeghino il grande condottiero milanese del sedicesimo secolo, fratello di Papa Pio IV».

bruno la mela ha detto...

Bossi e Barbarossa
la fiction lottizzata
di FRANCESCO MERLO

Bossi che spiega la storia agli storici e ispira e orienta una fiction storica della Rai può persino suscitare ammirazione, la stessa che suscitano gli acrobati, o quelli che corrono senza gambe, o ancora certi geniali imbonitori dei mercati del Sud ai quali l'Umberto sempre più somiglia anche fisicamente, quelli che vendono orologi patacche "che segnano le ore di tutti e sette i continenti: Palermo-Roma-Tokio".

Sicuramente adesso meglio si capisce perché i leghisti vanno a testa bassa contro i saperi accademici, contro i professori e ovviamente contro l'alfabeto. Considerano infatti "la cultura italiana" la loro vera antagonista. E le contrappongono una università a prezzi bassi e a poca fatica, a diti medi e a insulti sbavati, di cui Bossi è il rettore magnifico, le aule sono al bar, le ore di insegnamento e di elaborazione sono quelle delle pause pranzo, e la rivista scientifica di riferimento è l'autorevolissima Tv Sorrisi e Canzoni.

A questa versione padana della famosa 'Theory and History' lo statista imperial comunal Umberto Bossi ha dunque affidato le sue riflessioni su Alberto da Giussano del quale dice di essere la reincarnazione metempsicotica mentre l'odiato Barbarossa "oggi è lo Stato italiano", vale a dire - aggiungiamo noi - Bossi stesso, che ne è ministro. Nessuno infatti gli ha ancora spiegato che lo Stato è l'insieme dei ministri, di tutti quelli che amministrano, in nome del bene pubblico, gli spazi sociali.

Comunque sia, Bossi ha spronato alla 'padanerià militante - vale a dire a portare sullo schermo la ribellione contro la schiavitù all'Italia - i tecnici, gli attori e i registi del Barbarossa, la prima fiction di ispirazione bossiana, mostrandosi orgoglioso che finalmente la Rai riscriva o meglio scarabocchi la storia come vuole il catechismo leghista. Ed è una prostituzione intellettuale che mai era stata esercitata così in ginocchio, un vero 'monicalevinskismo' culturale al quale non era mai arrivata né la Rai della Dc e delle censure né quella ideologicamente piegata a sinistra di Tele-Kabul e poi del politicamente corretto. Davvero con le fiction di partito i dirigenti della Rai raschiano il fondo della volgarità spartitoria ma anche della stupidità culturale.

E bisogna infatti dire che il primo a ridere del Bossi colto, a riderne a crepapelle, (e ovviamente a bocciargli il figliolo e quella sua ormai famosa tesi scolastica sul federalismo di Cattaneo) sarebbe stato lo stesso Cattaneo che si batteva "per la Nazione delle intelligenze la quale abita tutti i climi e parla tutte le lingue", tranne quella sguaiata del geniale saltimbanco padano. Mentre Alberto da Giussano, che aveva bisogno di menti sane e corpi robusti, di guerrieri responsabili e non di fantasmi, avrebbe avuto pietà di lui e lo avrebbe mandato nelle retrovie affidandogli l'intrattenimento comico del popolo in armi contro il Barbarossa.

Al contrario la Rai, che - vale la pena ripeterlo - mai era stata così pacchianamente e miserabilmente partitocratica, invece di consegnarli una sezione del cabaret politico magari in concorrenza con Grillo, gli ha affidato quell'università popolare che è la fiction in costume, il romanzo storico alla Manzoni o alla Walter Scott.

E tutti capiscono che solo in Italia uno dei tanti ignoranti di talento, il Celentano dello Stato, può produrre storiografia e spiegare a tutti gli storici, da Gioacchino Volpe a Delio Cantimori, e ovviamente ai grandi medievisti Cardini e Le Goff chi era veramente Alberto da Giussano e quanto ce l'aveva duro, e chi era veramente Federico Barabarossa e quanto ce l'aveva moscio; e poi i comuni, il Papa, i guelfi e i ghibellini...

Ma il paradossale mistero rivelato dalla fiction sul Barbarossa non è che la Lega pensi che l'università sia un covo di boiardi e neppure che la Rai abbia oltrepassato i limiti della dignità e nemmeno che Bossi eserciti la sua proverbiale fantasia imbrogliona. Ciò che rimane ancora incomprensibile è perché i famosi imprenditori del Nord debbano sopportare una simile rappresentanza culturale di se stessi.

Davvero per difendere gli interessi economici della cosiddetta borghesia settentrionale bisogna mettere in piedi questo teatrino dei pupi? Perché l'imprenditore veneto deve avere come intellettuale organico un piazzista politico, un uomo senza professione, un geniale pataccaro? Perché una della grandi borghesie regionali d'Europa, che pure ha prodotto la migliore cultura d'Italia, deve permettere che il suo immaginario intellettuale e storico si popoli di queste fetecchie, di questa monnezza che puzza molto più di quella di Napoli? Ecco dove sta nascosta la verità di questo Barbarossa televisivo e del Bossi che ha scoperto - nientemeno - la storia.

(28 luglio 2008)
da www.repubblica.it